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QuiNotizie Marzo 2000
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Qui
Notizie On Line
Si perde il pelo ma non il vizio di Alcino SICULELLA Direttore Responsabile Una città unita e solidale: per crescere ancora! di Roberto PIRO Dialogare per crescere di Giorgio CASALINO Rieccoci di Vincenzo PIRO I bisogni, le politiche sociali e il lavoro sociale di rete di Roberto FAIULO Poliambulatorio “S. Cuore” … continua Le dimenticanze del Consigliere Regionale Aloisi |
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Ritornare in edicola nel 2000 non poteva essere la stessa cosa di due anni fa.
Infatti, oltre che con il tradizionale mensile su carta, Qui Notizie si presenta ai lettori anche on line su di un suo sito Internet: http://www.freeweb.org/riviste/QuiNotizieGallipoli/
Non solo ma, utilizzando la via informatica, la nostra testata giornalistica sarà aggiornata quotidianamente con notizie locali che costituiranno l’informazione dell’ultima ora. Sicuramente i primi a Gallipoli ed in Provincia.
Sul sito internet anche la possibilità di visionare i numeri precedenti e di dare un’occhiata alle più belle immagini pubblicate nelle sei edizioni annuali dell’Almanacco Gallipolino.
Ancora sul sito telematico sarà possibile partecipare ad un sondaggio di interesse locale che, mensilmente, sottoporremo all’attenzione dei nostri lettori.
Un bel passo in avanti ed anche un motivo di soddisfazione in più per chi, tra noi, ricorda la nascita del Qui Notizie come primo radiogiornale quotidiano di informazione locale di Gallipoli, nel 1977, diffuso attraverso l’emittente radiofonica Radio Gabbiano. Dopo ventitre anni la stessa testata diventa il primo giornale mensile e quotidiano locale diffuso attraverso la nuova via di comunicazione degli anni duemila.
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Si perde il pelo ma non il vizio di Alcino Siculella
E’ proprio vero: “si perde il pelo ma non il vizio!”. Dopo un certo tempo, c’è chi dice ‘troppo’, lontani dai nostri lettori, rieccoci a voi. Non abbiamo saputo resistere alla ‘tentazione’ del confronto di idee e di progetti che ci hanno legati e ancora ci legano al nostro territorio, al nostro naturale bacino di utenza.
In un mondo in cui la globalizzazione dell’economia e dell’informazione ci ha ridotto tutti ad abitanti di un villaggio globale, si avverte, ancora più di ieri, la necessità di ricercare e rafforzare le ragioni della propria identità, di quelle radici culturali che ci legano in maniera indissolubile alla nostra terra.
Voglia di fare informazione e cultura, di generare confronto di idee e sana passione politica erano e restano i nostri obiettivi dichiarati e ai quali speriamo, grazie anche al vostro aiuto e, laddove servano, alle vostre critiche, di restare fedeli.
Ritorniamo con l’inchiostro della nostra carta stampata ma non solo, perché, consapevoli dell’importanza di far veicolare le idee e le notizie sulle autostrade informatiche e telematiche, siamo presenti anche su un nostro sito internet.
All’alba del nuovo secolo, la libertà delle idee e la vivacità del loro confronto restano le uniche speranze per poter continuare ad animare di valori le coscienze civili e per far superare quel tunnel oscuro di confusione e di annientamento in cui sembra attanagliata la nostra società dei consumi, in cui anche la politica, per anni lievito della ricostruzione materiale e morale dei popoli, sembra aver fatto un grave e irreversibile passo indietro, alzando le mani di fronte al dilagare della corruzione.
Si riteneva che il cambio delle regole del gioco potesse da solo servire a rimettere in carreggiata la macchina delle istituzioni e a far rivivere una nuova stagione della civiltà dei valori.
Niente di tutto questo! Il crollo delle ideologie ha moltiplicato senza più freni il trasformismo; la semplificazione degli schieramenti ci ha costretti e schiacciati sulle ali estreme degli stessi, in una perdita di valori e punti di riferimento; non emergono figure significative all’orizzonte della politica, della cultura e dell’amministrazione delle comunità locali.
Ma la fede nella democrazia ci spinge a sperare e credere che discutendo, dibattendo, animando la società civile, potremo riprendere la strada perduta. E noi saremo ancora una volta in prima linea, portando il nostro contributo, per quanto modesto, alla ripresa di vitalità della nostra società, col nostro e ancora, se possibile, sempre più vostro “Qui Notizie”.
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Una città unita e solidale: per crescere ancora! di Roberto PIRO
Ritornare a scrivere su di un giornale locale, e non su uno qualsiasi ma sul “Qui Notizie”, e dopo oltre due anni che per me sono stati di intensa attività amministrativa e di grande impegno politico e sociale, non è un compito a cui mi accingo con leggerezza. E non solo perché ciò che andrò a scrivere potrà essere letto in maniera diversa da come poteva essere letto due anni addietro, ma perché oggi a scrivere è uno che condivide la responsabilità del governo di questa Città tanto cara e tanto difficile.
Non intendo sottrarmi al giudizio dei lettori anzi trovo interessante, da questo momento, il dialogo che, spero, si aprirà con loro sui problemi concreti di questa città. Non potrò, certo, limitarmi alla denuncia, come spesso ho fatto da queste pagine, ma non potrò esimermi quando questa sarà necessaria a dare un qualche scossone. Devo, fra l’altro, confessare che avvertivo la necessità di parlare, di scrivere, di far sapere ancora che, malgrado gli impegni quotidiani che, spesso paradossalmente, appiattiscono su tematiche cariche di problemi, alla ricerca di soluzioni ed anche di compromessi, continuo a sentire forte la necessità, quasi il dovere, di una informazione corretta dei cittadini. E, in questi due anni, è mancato anche questo nella stampa locale che, a parte qualche sporadico tentativo, non ha assolto a questo ruolo e si è distinta per partigianeria e disseminazione di veleni.
Ci eravamo lasciati a maggio del 1997, quasi alla fine di un mandato amministrativo della prima Giunta Fasano, mandato chiuso anticipatamente per le dimissioni di undici Consiglieri Comunali, e ci ritroviamo dopo che le elezioni amministrative del Novembre 1997 hanno confermato la leadership del Sindaco uscente e, questa volta, con una amministrazione di centro sinistra.
Sono stati due anni intensi in cui questa Città ha continuato nella sua crescita in termini di immagine e di prospettive di sviluppo. E’ sciocco chi si ostina a dire il contrario. Basta mettere il naso fuori dalle mura cittadine per capire che Gallipoli oggi ha un posto importante nel panorama nazionale ed europeo che non era minimamente immaginabile qualche anno addietro e che grazie al quale i risultati, anche in termini di sviluppo concreto e di occupazione, cominciano a vedersi.
Ricordiamo tutti quando, anche dalle pagine di questo giornale, molte erano le voci di allarme per una comunità che si sentiva maltrattata, abbandonata, esclusa da scelte politiche verticistiche che la privavano di riconoscimenti e di strutture che tutti pensavamo fosse legittimo avere, dei parlamentari che non avevamo, dei politici che venivano a prendersi i voti e poi sparivano, dei promessi e mai arrivati insediamenti industriali, della USL e della Diocesi che ci veniva sottratta, ecc.. ecc …
E tutti lì pronti a mille e mille lamentazioni ad invidiare il Comune sperduto del “Capo” che riusciva a fare più e meglio di noi. Mille e mille imprecazione verso una classe politica che non sapeva progettare, se non continue crisi ed avvicendamenti di poltrona, che mortificava la voglia di crescita che vi era tra la gente e che aveva portato il Comune alla bancarotta.
Ora non più, non ci sentiamo più la Cenerentola del Salento, anzi siamo (forse troppo) orgogliosi per l’invidia che suscitiamo nei nostri conterranei e per la classe politica vi è maggior rispetto e considerazione sia pure tra le tante incomprensioni, forse anche per una azione amministrativa che ha dovuto contemperare le esigenze di risanamento delle finanze comunali e, quindi, del rigore nell’esazione di tasse e tributi con quelle del rilancio dell’immagine della città.
Siamo una città viva e che vive un momento straordinario di notorietà che non può che portare benefici, anzi, possiamo ben dire, li ha già portati e ne porterà ancora se saremo in grado di porre al di sopra delle nostre piccole smanie e dei piccoli personalismi l’interesse superiore della nostra gente, superando anche incomprensioni e momenti di tensione. Non può essere che davanti ad uno scenario di così grande interesse vi sia qualcuno che, per scopi personali o per calcoli di bottega, per invidia o per partito preso pensi a remare contro o, peggio ancora, lavori per far saltare tutto. Non credo che i cittadini, anche quelli più distanti e critici, sarebbero disposti a perdonare un simile errore.
Con questo non voglio dire che le cose vanno perfettamente e che non vi sia bisogno di intervenire e di correggere alcune disfunzioni che pure ci sono e non sono più compatibili con la città che vogliamo essere e neanche con lo sforzo ed i sacrifici che abbiamo chiesto ai nostri concittadini. I problemi legati alla quotidianità, che sono spesso tanto fastidiosi ed arrecano danno e pregiudizio al vivere civile, hanno bisogno di essere affrontati con maggiore incisività ma, spesso, sono legati a cattive abitudini e a comportamenti poco corretti verso i quali non dispiacerebbe avere il conforto e la partecipazione di altri enti ed istituzioni oltre che degli stessi cittadini.
Credo che la sfida che da questo ritrovato giornale può essere lanciata possa essere proprio questa: lavoriamo per una città unita e solidale per affrontare e risolvere i problemi e per crescere ancora e tutti assieme.
Roberto PIRO - Vice Sindaco di Gallipoli
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Questo spazio era destinato ad un intervento del Sindaco,al quale avevamo richiesto di farci conoscere il suo pensiero sulla attuale situazione politico-amministrativa e sulle prospettive dell’Amministrazione da lui guidata che, ormai al giro di boa, si avvia alla conclusione.
Le dimissioni, però, non hanno condizionato gli interventi che in questo stesso numero pubblichiamo, avendoli richiesti ed ottenuti prima delle dimissioni.
Con una breve comunicazione datata 22 Febbraio 2000, appena un’ora dopo il pronunciamento della sentenza di primo grado della prima sezione Penale del Tribunale di Lecce, il Sindaco di Gallipoli, Flavio FASANO, ha rassegnato le dimissioni dalla carica alla quale era stato rieletto nel novembre 1997, dopo i primi quattro anni di mandato.
Nella lettera, resa pubblica mediante manifesto murale, il Sindaco annuncia di lasciare l’incarico che i cittadini gli hanno voluto riaffidare “non perché si sente responsabile di alcun reato ma, anzi, perché si sente pienamente innocente e per non coinvolgere in un pronunciamento palesemente ingiusto la Città che ha sempre servito con onore e dedizione”.
“Per rispetto della carica di Sindaco e della città, pur con la coscienza serena per la cristallinità del mio comportamento mi vedo costretto a rassegnare le dimissioni convinto come sono che la Magistratura, nella quale continuo ad aver fiducia, riconoscerà la mia totale innocenza”.
La sentenza
1. In data 6 Febbraio 1997, dopo istanza di autorizzazione in sanatoria da parte della Società Sant’Anna, viene comunicata la determinazione di procedere alla revoca di precedente ordinanza di demolizione, previo versamento della somma di un milione ai sensi dell’art. 10 della Legge 47/85;
2. In data 1 Aprile 1997, vista la ricevuta di versamento di un milione di lire da parte della stessa Società, il Sindaco dispone la revoca dell’ordinanza di demolizione.
Il Tribunale ha assolto il Sindaco perché il fatto non sussiste, limitatamente alla missiva del 6 Febbraio 1997 (punto 1) e lo ha condannato per abuso d’ufficio, per aver disposto la revoca di precedente ordinanza sindacale di demolizioni (punto 2), a seguito della concessione della sanatoria.
Le reazioni
Immediate le reazione della maggioranza consiliare che sostiene l’Amministrazione Comunale.
I Gruppi Consiliari dei Democratici di Sinistra, del Partito Popolare Italiano e di Gallipoli Futura, appresa la notizia delle dimissioni esprimono piena solidarietà, comprensione, rinnovato consenso e fiducia nell’attività da lui svolta. L’evidenza dei risultati conseguiti determina la necessità di portare a compimento le realizzazioni in corso, quelle in cantiere e quelle già programmate e – dicono – inducono a ritenere un grave danno per la Città l’interruzione di un’esperienza amministrativa straordinaria per lo sviluppo di Gallipoli.
Importante l’intervento della Presidenza Nazionale dell’ANCI, l’Associazione Nazionale dei Comuni d’Italia, che lancia un grido d’allarme per le condizioni normative in cui gli Amministratori locali si trovano ad operare, sempre esposti ad interpretazioni giudiziarie. Questa sentenza – sostengono il Presidente Nazionale, Leonardo Domenica e quello Regionale, Antonio Lia - riporta indietro l’orologio della storia italiana di alcuni anni, vanificando una battaglia che ritenevamo vinta, relativa alla modifica dell’art. 323 del Codice Penale. Ci auguriamo – sostengono ancora – che le motivazioni della sentenza siano più convincenti per fugare le preoccupazioni di un vero fumus persecutionis degli amministratori locali.
Numerosi i Sindaci e gli Amministratori del centro-sinistra che solidarizzano con il Sindaco Fasano e, primo fra questi, il Presidente della Provincia Lorenzo Ria. In un documento a firma dei Sindaci di Alezio, Alliste, Racale e Taviano si pone l’accento ancora una volta sulla equivocità e contraddittorietà della giurisprudenza. In questo quadro, dicono i Sindaci, gli incidenti giudiziari sono a portata di mano e che pesano non poco su ognuno di noi. Per questo, pur comprendendo le motivazioni alla base delle dimissioni del Sindaco di Gallipoli, proprio per gli aspetti notoriamente inspiegabili della condanna, lo esortano ad avere piena fiducia nella Giustizia e nel contempo a proseguire il suo lavoro, ritornando in campo con il solito impegno ed entusiasmo.
Scontate quanto isolate le reazioni di alcuni Partiti di opposizione (AN e PRC) che invitano il Sindaco a non recedere, ma ……. se le dimissioni non saranno revocate entro il prossimo 14 Marzo, saranno definitive ed irrevocabili e per Gallipoli un nuovo lungo periodo di gestione commissariale e poi le elezioni nella primavera del 2001.
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Rieccoci di Vincenzo PIRO
Dopo tanto tempo è difficile stabilire da dove iniziare. Cose da dire ce ne sarebbero tante. Ma partiamo col dire che l’ultima edizione del “Qui Notizie” uscì nel maggio del 1997 e aveva in prima pagina, tra gli altri, un pezzo che titolava “Poliambulatorio Sacro Cuore”: una denuncia sullo stato di abbandono dell’ospedale di Gallipoli, problemi questi ancora tutti, o quasi, irrisolti.
L’unico motivo, più volte annunciato, che ci spinse a non uscire più col giornale, fu quello delle spese. Solo chi ha avuto un’esperienza editoriale lunga 10 anni può capire quanto dolorosa sia stata quella scelta.
Nel frattempo altri giornali hanno preso il nostro posto nelle edicole della nostra città, anche se, questo tipo di iniziative non sono mai troppe.
E allora rieccoci qui, sempre disponibili ad ospitare, come sempre, gli interventi di chiunque voglia arricchire il dibattito democratico e civile; rieccoci qui anche perché abbiamo tanto arretrato e quindi tante cose da dire.
Tante cose sono cambiate in questi due anni e mezzo. Questo a testimoniare che del lavoro è stato fatto e alcune scelte, anche sofferte, sono sotto gli occhi di tutti.
Non entro nel merito se tutto questo sia stato fatto nel migliore dei modi, ma la città ha camminato, dei passi sono stati fatti. Per citarne alcuni, il piano traffico, il parco di via Firenze - in fase di ultimazione, Piazza Aldo Moro, la passeggiata pedonale di Corso Roma, ecc. Per alcuni di questi come piazza Aldo Moro e come l’istituzione dei parcometri sembrava come se Gallipoli fosse stata attraversata da chissà quale disastro. Manifestazioni, cortei, crisi sfiorate; i quotidiani dell’epoca per settimane hanno avuto le pagine piene di interventi di tutti i colori.
Oggi, comunque, Piazza Aldo Moro è, forse, l’angolo più bello della città e i parcometri hanno contribuito a disciplinare la sosta.
Certo è, che è giusto esprimere il proprio dissenso su scelte, non condivisibili, fatte dalla Civica Amministrazione; ma se giusto può essere un certo vigore da parte di chi sta e starà dall’altra parte dello schieramento politico, un po’ meno si possono accettare toni così tanto accesi da chi dovrà, come è già successo per la passata campagna elettorale provinciale, sedersi allo stesso tavolo per trovare idee, strategie e candidati comuni.
L’identico problema si presenterà per la prossima e imminente competizione elettorale regionale. E allora?
E allora mi rivolgo a un amico carissimo invitandolo alla moderazione. E’ facile cadere nei tranelli, abilmente costruiti, da chi non ha il coraggio di uscire allo scoperto.
Noi, amico mio, abbiamo tanta strada avanti, in salita sicuramente, ma da conquistare con la forza delle proprie idee, senza mascalzonate, a testa alta. Non possiamo farci accompagnare, in questo tragitto, da persone che vivono male, che non hanno saputo costruire niente per loro, immaginiamo se possono costruire qualcosa di buono per il paese; persone che fondano tutto il loro dire sull’odio, sul “contro”, sugli insulti.
Lasciamo ad altri le campagne acquisti per contare uno 0,1% in più, lasciamo ad altri distribuire la mattina volantini contro la manifestazione del Capodanno 2000 - la famosa e benedetta Torre - e poi, alla mezzanotte, stare lì, sotto la “torre” a dare gli auguri a chi quella “torre” e quella serata aveva fortemente voluto; lasciamo ad altri fare le “prediche” sui soldi spesi male per il Capodanno, “quei soldi potevano andare a chi ne ha veramente bisogno”; ma il particolare sconcertante in tutto questo è che la “predica” veniva da chi, per “vocazione” e “per scelta”, dovrebbe stare vicino a chi soffre e a chi ha bisogno, e invece scorazza in una nuova Signora automobile e non nasconde i suoi innumerevoli viaggi all’estero; questo tutto alla faccia del buon esempio.
Ma quante volte è stato detto, da più parti, che sono capitoli di spesa diversi e che il Capodanno non ha tolto niente a quelle persone che vengono assistite, in qualche modo, dal Comune.
Parlare tanto per parlare, dire tanto per dire, perché era di moda in quel momento parlare della “torre” così come lo è stato per i parcometri.
Tutto questo per dirti, amico mio, che questo modo di vivere non ci può e non ci deve appartenere; lasciamoli vivere, come sempre hanno fatto, nell’ipocrisia allo stato puro.
Dobbiamo costruire insieme il domani della nostra città, un domani fatto su basi sane, su fondamenta costruite sulla lealtà e sulla forza delle idee.
Un pezzo di Alberoni, apparso sul “Corriere della Sera” di qualche tempo fa, mi ha suggerito un esercizio lungo e difficile che ti consiglio; lascio a te e ai lettori poche righe di quell’articolo e Ti auguro buon lavoro.
“Quando pensiamo in termini politici, non diamo un giudizio morale obiettivo. I nostri giudizi morali sono asserviti alle nostre passioni. Qualunque cosa faccia l’amico è buono, qualunque cosa faccia il nemico è turpe. L’obiettività morale, la capacità di vedere l’indegnità dei nostri e le virtù del nemico, è una conquista di pochi, il frutto di un lungo esercizio”.
Vincenzo PIRO
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“Bisogni” della gente e “politiche sociali” richiamano, immediatamente, un binomio non corrispondente ma - ahimè! - in drammatico contrasto.
Non abbiamo infatti, un po’ tutti noi, l’impressione che i bisogni delle persone in difficoltà vengano - al massimo - solo sfiorati dagli interventi della politica?!
Vogliamo tentare qui una lettura della questione, non mediata dalla suggestione e semplificazione, ma il più possibile realistica partendo dalla nostra esperienza di operatori socio-sanitari e di esponenti del mondo del volontariato.
Proprio la nostra collocazione nel mezzo (tra i bisogni delle persone più sfortunate e la partecipazione, anche se parziale, agli interventi proposti dalle politiche sociali) può offrire un significativo punto di osservazione e forse anche di valutazione globale del tema qui proposto.
Cerchiamo, innanzitut-to, di meglio chiarire e puntualizzare i termini del discorso riportati proprio nel titolo del presente articolo.
Quando parliamo di “bisogni”, soprattutto se riferiti a persone o addirittura a interi strati di popolazione, non possiamo riferirci a semplici richieste e ad altrettante immediate risposte. Per la natura dei problemi che trattiamo è necessario, oltre che opportuno, almeno contestualizzare il bisogno o piuttosto partire dalla specifica e particolare domanda per tentare una risposta la più larga possibile, sociale appunto.
Quando poi parliamo di “politiche sociali” ci riferiamo alle scelte, ai provvedimenti e ai relativi finanziamenti promossi dalle istituzioni (governo centrale, regionale, provinciale e comunale). Politiche che dovrebbero avere natura più generale (che non significa “generalizzazione”!) e possibilmente strutturale. Non quindi i cosiddetti interventi “a pioggia” o “tampone” ma quelli che mirano più opportunamente a governare fenomeni, attivare processi, sollecitare presa in carico coscientizzata e socializzata, cioè di tutti i cittadini oltre che delle istituzioni, enti e servizi preposti.
Bisogna poi ricordare che intorno e nel mezzo di queste due dimensioni vi è anche, oseremmo dire strutturalmente e comunque connaturato alla società, tutto un “lavoro sociale” che nel quotidiano viene reso da diversi soggetti: parrocchie, associazioni, cooperative, gruppi formali e non, enti pubblici e privati. Interventi finanziati e non, pubblicamente riconosciuti e non dalle istituzioni, che rappresentano il tessuto più duraturo, più vivo e imprescindibile nel tentare risposte orientate alla salute e al benessere dei cittadini.
In effetti a ben guardare, fino ad oggi, abbiamo per lo più assistito ad interventi parziali, estemporanei, spesso disorganizzati e comunque disomogenei sul territorio. Il rischio - e talvolta il risultato ultimo - è stata l’insufficiente congruità fra il “quotidiano” e gli interventi stessi di politica sociale nonostante magari il considerevole investimento finanziario e di risorse umane. Situazione del resto non dissimile per l’opera - seppur meritoria - di parrocchie, associazioni, gruppi, enti che spesso hanno agito sovrapponendosi, lavorando in parallelo se non addirittura “in concorrenza”.
Questo stato di cose risulta confusivo, dispersivo e incocludente perché di fatto, e concretamente, non consente di lavorare per progetti, con strategie a medio lungo termine e in integrazione e cooperazione fra i vari attori sociali. Ma se questi devono essere i criteri e le modalità per interventi efficaci e strutturali (una logica, crediamo, facilmente condivisibile anche fra i non addetti ai lavori) occorre allora ripensare il nostro muoverci e agire.
Ecco il “lavoro sociale di rete” rappresenta l’approccio idoneo e la strada da seguire, nell’immediato e per il futuro, proprio dalle politiche sociali. Lavorare in rete non significa allora collegamenti tra enti tramite computer o siti su internet (paiono ormai formule magiche, anche se rappresentano innegabili supporti) ma vuol dire piuttosto stabilire relazioni (continue nel tempo) fra tutti gli attori sociali - pubblici, privati, informali e semplici cittadini - per integrarsi “con” e “fra” progetti.
E il riscontro nel medio lungo termine non può che essere il superamento dell’episodicità, dell’intervento straordinario o magari estemporaneo che certo non risponde appieno alla complessità delle questioni sociali.
Il lavoro sociale di rete diventa allora il punto di partenza ma anche l’obiettivo continuamente da perseguire e rinforzare visto che l’attenzione è rivolta, con simile approccio, oltre che agli interventi soprattutto alla “relazione” fra soggetti.
Occorre però uno sforzo davvero forte e ponderato di superamento di quanto ciascuno finora ha acquisito e delle inevitabili resistenze al cambiamento. Un’operazione quest’ultima che passa dalla ridefinizione dei ruoli, degli ambiti e dei compiti di ciascuno: un’operazione forse anche dolorosa (sic!) ma necessaria perché fondamentale al progresso di tutti e di ciascuno.
L’opportunità per misurarsi con tutti i contenuti sopra esposti ci viene offerta, in questi ultimi tempi, dalle leggi 285/97 e L.R. 10/99 riguardanti gli interventi in favore della famiglia, dell’infanzia e dell’adolescenza.
Una legge (la 285/97) nuova e dai contenuti forti proprio perché frutto di esperienze da tempo maturate e brillantemente portate a termine nel nostro Paese.
Noi del Sud, purtroppo!, siamo arrivati a questo appuntamento con grave ritardo culturale e organizzativo ... ma ci stiamo comunque provando anche con qualche significativo risultato!
Intervenire in ambiti così vitali ma delicati come la famiglia, l’infanzia e l’adolescenza non può che avvenire con i criteri e le modalità qui dibattute anche se tanta nostra gente (politici, amministratori, gruppi, associazioni, enti, ecc.) ha visto tale legge come l’occasione per strappare qualche finanziamento, il più sostanzioso possibile.
Per l’esperienza che abbiamo avuto finora questa è stata proprio l’occasione per toccare dal vivo l’inadeguatezza delle nostre precedenti impostazioni, la difficoltà di superarsi e andare oltre verso ciò che la legge ci detta. Ciascuno ancora si è presentato con “il proprio progetto da finanziare” e con le solite pretese e aspettative di ritorno, senza cogliere invece l’opportunità di leggere adeguatamente la realtà e misurarsi tutti assieme su proposte pianificate. Piuttosto che avviare processi e governarli - come la legge sollecita - più spesso si sono aperti “sportelli ed altrettante scrivanie”, ritenute capoticamente “risposte concrete” a problemi che invece esigono altro. Non possiamo mortificare così una legge che si presta invece come un autentico manuale sul come organizzare gli interventi di politica sociale.Insomma è tempo di cambiare registro anche perché le condizioni e gli strumenti ce lo permettono. Possiamo e dobbiamo “emanciparci” poiché è proprio da questa emancipazione che può nascere e crescere una “comunità competente” ... che è il fine ultimo del lavoro sociale e delle stesse politiche sociali.
Dr. Roberto FAIULO
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Colgo l’occasione offertami dal Qui Notizie per ricostruire una delle fasi più “calde” della vita politica cittadina, recente ma non al punto di impedirmi una pacata riflessione.
Dotare l’Ente e l’intera cittadinanza di un nuovo Statuto non è stato certo facile ma, alla fine, ha prevalso la tenacia dei Partiti di maggioranza che, sin dal primo momento, hanno creduto nell’importanza di migliorare la Carta fondamentale, adeguandola alla nuova normativa.
Oggi Gallipoli può dichiararsi adempiente alla prescrizione legislativa – che imponeva l’adeguamento dello Statuto entro 120 giorni dall’entrata in vigore della legge di riforma – e può, a giusta ragione, affermare di aver svolto un buon lavoro.
Lavoro cui l’opposizione non ha fornito un apporto costruttivo, limitandosi a lanciare invettive contro il sottoscritto e la maggioranza nel suo insieme.
Attacchi frontali, pesanti, talvolta anche offensivi. Si pensi alla temeraria mozione di sfiducia presentata nei confronti dello scrivente e discussa in una seduta illegittima alla presenza della sola minoranza: attacchi che non hanno, però, sortito alcun effetto.
Infatti, il Comitato Regionale di Controllo (Organo preposto alla valutazione della legittimità degli atti degli Enti Locali) ha reso vane le grida (“di giustizia”?) lanciate dai gruppi di opposizione ed ha ritenuto valido l’iter di approvazione seguito dalla maggioranza; iter, questo, veementemente contestato dagli oppositori che, ottenebrati dalla faziosità politica, non sono neanche stati in grado di distinguere la legittimità di una seduta dalla validità di una votazione (come è accaduto nel primo consiglio comunale).
Personalmente, ritengo sarebbe stato meglio se l’opposizione alle urla in aula avesse preferito un pacato dibattito, in cui proporre emendamenti migliorativi del testo da approvare.
Sul fronte del dialogo, infatti, la maggioranza non si è mai tirata indietro, dimostrandosi sempre pronta a discutere, consapevole che lo Statuto è la “Carta di tutti”, bianchi e neri, di destra, di centro e di sinistra; che esso ha una valenza amplissima, che va al di là del colore politico di chi è al governo al momento dell’approvazione, ponendosi come strumento di disciplina della convivenza democratica all’interno dell’Ente (quasi una “piccola costituzione”); e, soprattutto, è un documento destinato a durare nel tempo.
Per concludere, intendo esprimere un sentito ringraziamento a quei cittadini che hanno da subito manifestato appoggio e solidarietà alle forze di maggioranza impegnate in questo braccio di ferro, dimostratosi poi solo una inutile esercitazione dialettica.
Colgo, altresì, l’occasione per esortare tutti i partiti ed i gruppi politici, presenti e non in Consiglio Comunale, ad aprire una nuova stagione di dialogo che, partendo dal rispetto per i punti di vista altrui, possa assicurare alla nostra città un clima di sano confronto politico, in grado di garantire concrete prospettive di crescita e di sviluppo.
Anche la critica, che non deve mai essere sottaciuta in quanto anima della dialettica democratica, ha mille modi per essere espressa in maniera corretta, rispettosa dell’avversario, delle Istituzioni e, soprattutto, della cittadinanza.
Giorgio CASALINO - Presidente del Consiglio Comunale
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Ancora peggio. Rileggendo il pezzo, che risale al maggio ‘97, sulle disfunzioni del locale nosocomio, risulta evidente che nessuna miglioria è intervenuta. Tradotto: passi avanti nessuno - passi indietro tanti.
La persistente mancanza di primari nei reparti di chirurgia, cardiologia, urologia e otorino (dal 1° luglio anche pediatria); la presenza dei primari di ortopedia e anestesia solo 2 o 3 volte a settimana - hanno l’incarico a scavalco con l’ospedale di Poggiardo - favorisce l’esodo di popolazione residente nel comprensorio di Gallipoli verso altre strutture sanitarie.
Ma non finisce qui; come a dire che al peggio non c’è mai fine. La CGIL denuncia, con una nota inviata al Direttore Generale dell’Azienda USL LE/2 di Maglie, lo stato di abbandono della struttura ospedaliera: “c’è freddo nei corridoi, nelle sale d’attesa e persino in qualche reparto ... spesso, quando piove, accade pure che entri addirittura acqua piovana ... gli ascensori per gli utenti (quattro - due per torre) sono insufficienti, piccoli e inadeguati, scarsamente illuminati ... gli ascensori utilizzati dal personale sono estremamente piccoli, dal momento che entra appena una lettiga con l’infermiere che, per stare dentro, deve letteralmente montarci sopra, a contatto con l’ammalato ... e poi la segnaletica, i corridoi sotterranei (mal tenuti), il vitto e le pulizie - per i quali ci sono continue lamentele”.
La nota datata 10 gennaio 2000, al momento di andare in stampa, ci riferiscono, non ha avuto alcuna risposta da parte della Dirigenza A.U.S.L., confermando così la strategia, più volte e da più parti denunciata, di affondare il presidio ospedaliero gallipolino, nel più profondo degrado strutturale e prestazionale. Risposte positive sono venute invece dall’incontro avuto con la Dirigenza amministrativa del locale Presidio che si è detta pronta ad ovviare, per quanto nelle proprie possibilità e nel più breve tempo possibile, ai piccoli incovenienti. Al personale in servizio che, malgrado tutto, svolge il proprio dovere con dovizia e passione il nostro ringraziamento.
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L’Amministrazione Comunale, in ossequio ad un impegno assunto nel Novembre del 1997, ha deciso di acquisire e poi donare al Presidio Ospedaliero di Gallipoli importanti apparecchiature sanitarie, per un costo complessivo di cento milioni di lire.
Si tratta di:
· Un Defibrillatore, da destinare al Servizio di Pronto Soccorso;
· Un Defibrillatore, da destinare alla Divisione di Cardiologia;
· Una Incubatrice da trasporto, da destinare alla Divisione di Pediatria;
· Un Letto-Bilancia e due Poltrone-Bilancia, da destinare al Servizio Dialisi;
· Un Elettrocardiografo a tre canali, da destinare alla Divisione di Medicina;
· Un ventilatore polmonare portatile d’emergenza, da destinare al Servizio di Anestesia e Rianimazione.
Nella circostanza della Giornata del Malato, l’11 Febbraio, il Sindaco Flavio Fasano, accompagnato dall’Assessore alla Sanità e alle Politiche Sociali, Roberto Piro, ha ufficialmente donato le apparecchiature all’Ospedale. A ricevere il gradito dono Il Direttore Generale dell’A.S.L. Santo Monteduro ed i Primari e i Medici dei Servizi e Divisioni interessati.
Non tutti però pare abbiano gradito la donazione. Voci polemiche si sono alzate dal banco di qualche oppositore ad ogni costo il quale ipotizzava scelte elettoralistiche in vista delle prossime elezioni regionali.
Ma il motivo della dispiacenza è questo oppure ancora qualcuno si irrita al solo ricordo della vittoria al primo turno della coalizione di centro-sinistra?
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Siamo stati in tanti a vedere i manifesti del Consigliere Regionale uscente di Forza Italia, Aldo Aloisi, propagandare la concessione da parte della Giunta Regionale di un contributo di 200 milioni di lire per il sostegno alle famiglie per la locazione delle abitazioni. Un manifesto diffuso in tutta la Provincia.
Abbiamo approfondito per vedere come in realtà stanno le cose:
1) Con Legge n. 431 del 9.12.1998 è stato istituito presso il Ministero del Lavori Pubblici in Fondo Nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione ed è stata disciplinata la destinazione delle risorse alle Regioni che successivamente ripartiscono tra i Comuni.
2) Il Comune di Gallipoli ha richiesto il finanziamento alla Regione Puglia facendo pervenire, nei tempi e nei modi previsti, i dati richiesti al fine della determinazione del contributo.
3) La Regione Puglia, che pure poteva integrare il fondo con proprie risorse finanziarie e sollecitata in tal senso anche dall’Assessore Regionale all’Edilizia Residenziale Pubblica (nota prot. N. 4599 del 20/7/1999) non ha ritenuto opportuno mettere a disposizione del fondo risorse aggiuntive.
Quindi, quando il Consigliere Aloisi esprime soddisfazione per la sensibilità della Giunta Regionale e del suo Partito per il “problemi della gente” non dice una cosa esatta anzi dimentica (!!!) di dire che quel provvedimento oggi è possibile grazie ad una legge che è stata votata in Parlamento dalla maggioranza di centro-sinistra e con il voto contrario del Polo e del Gruppo di Forza Italia e che è stata proposta da una maggioranza politica che non comprende il partito di Berlusconi.
Tanto era dovuto per dovere di verità.
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